Non sono stato io a scegliere la scultura. La scultura ha scelto me
Quando, nel 1979, madre Canopi, badessa del monastero Mater Ecclesiae sull’isola di San Giulio, mi chiese di realizzare in legno una statua di San Benedetto per la sua comunità, la mia esperienza come scultore si limitava a un paio di statuette di ulivo rozzamente intagliate con un temperino e a qualche visita al pronto soccorso per riparare le mani, che facevano le spese della mia rudimentale preparazione.
Non conoscevo gli strumenti adatti a quel lavoro, né tanto meno la tecnica. Conoscevo il disegno, quello sì, ma non perché avessi frequentato una scuola d’arte: lo avevo imparato nelle lunghe ore trascorse, quando avevo tra i sei e gli otto anni, a osservare in silenzio mio zio lavorare, l’illustratore Aurelio Galleppini, in arte Galep. Per i suoi appassionati era l’impareggiabile creatore dei fumetti di Tex Willer; per me era il pittore di due sconvolgenti ritratti a olio dei nonni e di splendidi gouaches: vedute dei paesaggi ai quali sono legate le mie origini e marine della riviera ligure.
Ecco: ho nominato le due persone alle quali debbo maggiormente di essere diventato quello che già ero, uno scultore.
Ma fu quando mi affidarono la realizzazione dell’arredo di un’intera chiesa, la parrocchiale di San Rocco al Porto, che capii che non bastava avere sostituito il temperino con le sgorbie e l’ulivo con legni meno pittoreschi ma più facilmente lavorabili. Il disegno e la pittura li avevo nel sangue fin dalla nascita; come scultore, invece, mi sentivo ancora inesperto. Mi occorreva un maestro, uno vero: qualcuno che avesse chiara in testa e sapesse insegnare la differenza tra la scultura e la non-scultura.
Fu così che, nel 1986, incontrai il maestro Gino Cosentino. Era stato allievo del grande Arturo Martini, punta di diamante della scultura italiana del Novecento. Martini si vantava di avere imparato dagli scultori di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Incontrando Gino avevo trovato non solo lui!
Da Cosentino imparai, oltre che delle regole spietate su cosa deve essere scultura, ad amare la pietra.
Con la pietra da allora ho una questione in sospeso e ci troviamo spesso in una lotta corpo a corpo.
Nel 1993 la mia prima mostra personale di scultura a Milano, all’Antico Oratorio della Passione.
Altre personali: a Baveno nel 1994; a Piacenza e a Bibbona nel 1998; al Noy Center di Milano nel 2004; presso Spazioporpora a Milano nel 2018. Galleria Artè a Milano nel 2023.
Diverse mostre collettive, tra cui: premio Suzzara nel 1993 e nel 1994; prima biennale d’arte “città di Piacenza” nel 1997 (primo premio per la scultura); Etruriarte nel 1998 e nel 1999; “Artexpo” di New York nel 1999; prima e seconda rassegna internazionale di scultura “Radicondoli-Belforte” nel 1999 e nel 2000; collettiva “Gruppo del Vento” nella tenuta di San Rossore nel 2000; alla “Elisir Art Gallery” di Mola di Bari nel 2001 e nel 2002. La scuola di Cosentino a Bergamo nel 2003. Artisti d'Italia organizzata da Orizzonte Italia presso Villa Belgioioso ad Arcore nel 2020.
Pubblicazioni e recensioni: “Cielo e Terra”, catalogo della personale del 1993 con presentazione di Mario de Micheli e di Franco Tedeschi; “Catalogo della scultura italiana n. 10”, edit. G. Mondadori 1995; cataloghi della prima e della seconda rassegna “Radicondoli-Belforte” 1999 e 2000; articolo di Maria Dora Di Giacomo su “Senza Titolo” anno 1, n. 2 . Presentazione di Gianpiero Gianazza nel catalogo della mostra La scuola di Cosentino nel 2003. Presentazione di Andrea Colombo nel catalogo della mostra Artisti d'Italia del 2020. Articolo di Guido Folco sulla rivista Italia arte del 2023.